Come


un


ossesso ...


 

E' ormai buio e tutto è pronto in questa afosa serata, nell'ampio piazzale, attrezzato alla bisogna.

C'è il palco, con tre maxi schermi, le luci, le telecamere, il banco di regia, la musica di sottofondo, le sedie e un numeroso pubblico, soprattutto di giovani.

Sta per iniziare la serata, dove si esibiranno dei giovani "talenti" locali.

Manca solo "lui", il giovane presentatore, questa volta un vero "talento" nazionale, incoronato da una delle tante trasmissioni televisive di successo.

Ed ecco, dal fondo della piazza, arrivare un'auto scoperta e, accanto al guidatore, "lui".

Resto sorpreso e sbalordito: sembra un ragazzino impacciato, gli occhi fissi e pieni di paura...

Qualcuno gli viene incontro dal palco e gli porge un radio microfono (un "gelato").

È un attimo e "lui" si getta, di corsa, come un ossesso, nell'arena, in un picco di adrenalina, come si direbbe oggi. Chissà se era così anche per i gladiatori di un tempo ? Ma quelli rischiavano la vita (e chissà che non sia così anche oggi)...

Non parla, urla, grida, a velocità supersonica.

Saluta tutto e tutti, come li conoscesse da sempre, esalta il luogo, le persone, la serata, ringrazia, invita all'applauso, il tutto in un clima che sembrerebbe di "normalità" euforica.

Invita sul palco una ragazza che lo affiancherà nella presentazione, le parla come se anche lei conoscesse da una vita. E via con l'entusiasmo, gli applausi, in un clima di frenesia...

Pochi attimi e io sono già via, portando con me un fiume di domande.

 

Ripenso al clima del "sessantotto", quando i giovani cercavano un proprio spazio mettendo in discussione i modelli avuti in eredità, tentando vie nuove, rifiutando, per quanto possibile i condizionamenti della "normalità", i modelli.

C'erano anche allora le serate per i giovani, ma i protagonisti erano altri…

Che i giovani di oggi facciano la fila, per essere ascoltati, in televisione, da una pseudo "commissione", pacificamente accettata come sicuramente "esperta", spesso di personaggi presuntuosi e antipatici, il tutto come strada per essere "qualcuno", per avere successo, per contare qualcosa, proponendo esattamente ciò che la commissione e il pubblico si aspettano, sforzandosi di esasperare la propria "normalità", come folle dimostrazione di "originalità", è qualcosa che stento a comprendere.

E il pensiero torna ancora a "lui", ma questa volta provo una sincera pena, dopo avere visto, su Youtube, dei frammenti dei filmati che lo riguardano.

Adattarsi, modularsi, "mascherarsi", “annullarsi”, per essere accettati a tutti i costi, è qualcosa di penoso.

Mi fa venire in mente la triste vicenda della falena, che si brucia sulla lampada che la attrae.

 

Ho anche visto alcuni dei messaggini che i protagonisti della serata si sono scambiati su Facebook: un clima entusiastico-maniacale la fa da padrone, e mi domando che cosa ci sia di autentico e di duraturo.

 

Spenti i riflettori… il nulla !

 

Sono questi i giovani che questa società gradisce ? Chi ha interesse a umiliarli, trasformandoli in scimmiette ammaestrate ? È il trionfo della manipolazione, vergognosa e ipocrita !

Veramente i giovani oggi non hanno niente da proporre, se non ricalcare ciò che loschi personaggi, interessati solo a far soldi, ammanniscono loro ?

Veramente sono così dipendenti dal "sistema" che li usa ?

Parrebbe proprio di sì...

 

Un po' di anni fa lessi su un muro una frase:

"Dateci uno spazio da autogestire !"

Provai la tentazione forte di aggiungere:

"Auto-trovatevelo !"...

Nessuno vi può fermare, se accettate di rischiare qualcosa, fuori dalle “gabbie” !   I veri protagonisti siete voi !   Non delegate niente a nessuno !

 

E quella di ieri sera è solo un modello valido per tutte le circostanze attuali: dalle serate sulla riviera, alle trasmissioni televisive, ai raduni laici e non, alle feste di partito, alle sagre della salsiccia, ecc. Ed è un modello che trova entusiastica e, per me, incomprensibile adesione …

 

Ma quello che mi sgomenta di più, è che siamo in un tempo in cui qualunque contenuto, qualunque accadimento, può essere letto in modalità completamente opposte, dove non c'è più alcun riferimento, dove il serio diventa ridicolo, e il banale valore assoluto, dove la furbizia diventa intraprendenza, e la violenza espressione di determinazione, dove la disonestà è esibita con sfrontatezza e senza alcun pudore.

 

Ho proprio l'impressione di essere fuori tempo, o fuori dai tempi... e forse da "rottamare".

Ma, contro ogni buon senso, sono ancora qui... mi dispiace …

 

Luciano Galassi

(7 luglio 2012)